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| Cavallo Magazine: ti presento Pasquale Spinelli |
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| Turismo Equestre - Equiraduno Nazionale 2009 |
| Martedì 28 Luglio 2009 13:53 |
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Multithumb found errors on this page: There was a problem loading image http://www.turismoacavallo.net/spinelli.jpg There was a problem loading image http://www.turismoacavallo.net/cavalli.jpg Quando si lavora e si deve tenere un occhio nel mirino, e l’indice sul grilletto, non resta il tempo per godere degli spazi e della gente che si incontra a queste manifestazioni, questa volta invece, con immenso stupore, ho avuto il privilegio di conoscere un uomo, un professionista, un fotografo: Pasquale Spinelli. La giornata volgeva al termine, una brezza fredda gelida scendeva dai dirupi dei monti circostanti la piana di Campo Felice nel Comune di Lucoli, ad un’altezza di circa 1500 metri, a dieci chilometri da L’Aquila, epicentro del terremoto. Dopo circa nove ore di viaggio, per arrivare puntuali il venerdìdiciassette, cercando di fare tutti i riti scaramantici, e antisfiga; siamo arrivati in Abruzzo, abbiamo sistemato il camper dell’ufficio stampa, proprio al centro della Vecchia Miniera, un Hotel ricavato dalla ristrutturazione dei vecchi alloggi dei minatori di bauxite, un minerale che ormai non si estrae più. Siamo stati invitati a seguire e documentare il 38° equiraduno FITETREC-ANTE, con radio cronache in diretta su Radio Vera, con gli articoli web dei siti istituzionali, con un reportage fotografico.
Nel freddo della sera il Presidente Alberto Spinelli mi ha presentato un fotografo professionista della rivista Cavallo Magazine, certo Pasquale Spinelli. Come capita di solito con altri fotografi, che lavorano per una rivista, mi ero fatto un’immagine da copertina, mega macchinone fotografico, minimo 5000 bigliettini da visita serigrafati in oro, orologio rolex al polso, super mega zaino griffato Canon o Nikon, cappellino della rivista, e soprattutto al collo un cartellino press dell’ultimo concerto di Vasco Rossi, ultimo incarico di lavoro, motivo di conversazioni auto celebrative.
Come sempre ho preso la mia Canon, e l’ho lasciata ben in vista, è un piccolo trucchetto che ho imparato da un grande fotografo Gianfranco Ferri, una specie di miele per le api, un modo semplice per soppesare i vari colleghi che si presentano alle manifestazioni.
Tutto mi sarei aspettato, ma mai un uomo che oltre ad avere due occhi sinceri ed un accento bolognese, mi guarda dritto negli occhi ed esclama: ah è tua questa, devi stare attento, perché avevo già trovato a chi venderla.
Mi aveva sgamato subito, da questa battuta abbiamo cominciato un vero e proprio confronto, erano presenti anche altri giornalisti di testate quotidiane e non, ma il feeling c’era, e le proprie impressioni sulla bellezza del posto cominciarono ad uscire, seduti ad ascoltare il niente, c’era un silenzio maestoso, interrotto ogni tanto dagli attrezzisti che montavano il palco per Simona Molinari.
La serata è continuata in un caratteristico ristorante del luogo, dove la FITETREC-ANTE aveva organizzato per tutti i cavalieri, la cena. Si sa che a tavola ci si conosce meglio, e qualche bicchiere di Monte Pulciano d’Abruzzo, ha facilitato la nostra conoscenza, pura, senza mai esserci incontrati, senza mai aver visto l’uno il lavoro dell’altro. Anzi, per meglio dire avevo già apprezzato diverse fotografie di Pasquale, sulla rivista Cavallo Magazine, ma non sapevo che fossero le sue.
Ho avuto il privilegio di conoscerlo disarmato, senza macchina fotografica, senza barriere, l’uomo puro, il padre di famiglia che ti racconta le vicissitudini dei figli, che ti da consigli, che si apre al mondo, dedicando la mente a costruire un rapporto di amicizia e di lavoro.Il diciotto luglio, alla mattina, eravamo i primi a varcare la soglia della Vecchia Miniera, allungando il naso per sentire un aroma di caffè. Dopo poche gocce d’acqua, e dopo aver radiografato la jeep che ci avrebbe condotti lungo i percorsi dei cavalli, siamo dovuti rientrare per i forti scrosci d’acqua, che rischiavano di rovinare l’attrezzatura.
Altro salottino, altro confronto, altre meravigliose parole da ascoltare e fare proprie, frutto di anni di esperienza, di situazioni già affrontate, su cui Pasquale ha costruito la sua esperienza e la sua Pasquale Spinelli professionalità. Siamo partiti come due bambini, e lì seduti lo siamo diventati, raccontandoci le prime esperienze fotografiche, le prime tracce di creatività, poi è uscito il sole, e quel momento magico è svanito, siamo usciti con un po’ di rimorso, per aver lasciato svanire quella nuvola di ricordi, al sapore di biscotti e marachelle, di molti anni fa.Il seguito è stato tutto un copione, da costruire, ma ognuno di noi sapeva cosa voleva realizzare, e pur essendo sulle stesse impronte uno dell’altro lungo il sentiero, siamo riusciti a fare scatti diversi.Dopo diverse riprese, alcune positive, alcune negative, con un autista che povero, era stato messo sulla jeep, ma non sapeva niente delle tratte o del posto circostante, siamo arrivati al momento magico del servizio. Perché è così che succede, l’imprevisto, scatena degli eventi tali da trasmettere quell’emozione, che trasforma il semplice scattare foto, in un momento unico, imprescindibile, imperdibile, tale da poter dire: eravamo al momento giusto, nel posto giusto.
La jeep ha imboccato un percorso fuoristrada, sul versante destro di un ampio spiazzo tinto di verde dall’erba bassa, sul lato sinistro abbiamo visto scendere il crinale, la staffetta dei cavalieri, in testa a tutto il gruppo, che teneva alta e ben visibile la bandiera della federazione. Procedevamo tutti verso un punto. Lo slargo verde in cui eravamo entrati, era un lago asciutto, che si forma in inverno, e che ha una profondità di circa due metri, al centro del lago, c’era uno stallone nero, che ci guardava, dilatando le narici, e annusando l’aria. Inconsapevolmente lo avevamo accerchiato, siamo scesidalla jeep, e ci siamo abbassati tenendo in mano le macchine fotografiche. Dal crinale sinistro, una volta radunati tutti i cavalieri, quasi si fossero preparati ad una battaglia, iniziarono a scendere verso il centro. Lo stallone nero, dietro di se aveva una trentina di cavalli delle diverse razze, che lo seguirono in un trotto veloce, girando in cerchio, e facendo muro verso gli intrusi.
Abbiamo avuto giusto il tempo di scambiare uno sguardo, e poi abbiamo montato il teleobiettivo più grosso che avevamo, è stato un attimo, gli scatti a raffica, i cavalieri quasi fossero indiani, hanno iniziato a galoppare verso di noi, e icavalli liberi si sono diretti verso un angolo del lago, per ritrovare la tranquillità, che fino ad allora aveva regnato sovrana.Il ricordo che ho nel cuore, mi regala ogni tanto un’emozione, forse perché siamo abituati a lavorare e basta, forse perché conoscere Pasquale Spinelli, è stato un vero privilegio, entrare nel suo mondo, vedere con quanta semplicità realizza il suo lavoro. Forse molti fattori in successione hanno fatto si che le nostre strade si incontrassero, e ne sono molto contento.
Forse quello che ho vissuto io è diverso da quello che hanno vissuto o vivranno gli altri, ma il lato umano di Spinelli, da al lavoro che sviluppa, quella cornice impalpabile di umanità e semplicità, che regala ad ogni foto e ad ogni articolo, un briciolo di polvere di cuore.
Grazie Cavallo Magazine, per aver inviato Pasquale Spinelli al 38° Equiraduno Fitetrec-Ante.Andrea Ben Leva |






